Categorie

Respira.

Turismo lento e sostenibilità.

Il fenomeno della turistificazione e – conseguentemente – della gentrificazione possono essere molto pericolosi per una comunità locale: possono rischiare di farla lentamente morire per lasciare spazio alle sole realtà di mercato in grado di sostenere ed intrattenere una grande massa di turisti, trasformando una città in una sorta di parco divertimenti, dove tutto è preparato e predisposto per il turista-consumatore.

Migliaia di persone che sono in vacanza ma vanno di corsa: vogliono vedere, assaggiare, experiencing tutto ciò che hanno letto nel trafiletto del travel-blog prima di partire.

Museo famoso / panino tipico con 5 pallini tripadvisor / pasta o bistecca alla Fiorentina / gelato / shopping / aperitivo sul terrazzo dell’hotel di lusso / pizza / serata all’opera nella chiesa sconsacrata.

Done.

E ciò che si fa è poco più che una proiezione distorta di una cultura inventata a tavolino, da chi ce la vuole vendere.

Il David di Michelangelo diventa un’icona pop buona per un selfie ed un souvenir giallo fluorescente. La Venere di Botticelli diventa una statuetta di plastica.

I musei minori sono deserti ed i super-musei super-affollati.

Al ristorante la bistecca viene dalla Polonia perché è più tenera ed i menu sono sempre gli stessi – che ci si trovi a Venezia o ad Amalfi – perché tanto è italiano.

In cantina si fanno vini in provetta da vendere a peso d’oro, e chi non beve può sempre comprare la crema anti-rughe con la solita Venere del Botticelli sull’etichetta del coperchio.

Firenze e la Toscana diventano così un brand, un prodotto da vendere e consumare. I paesi e le campagne del Chianti diventano un non-luogo, dove si consuma e si transita, ma non si vive. La Val d’Orcia è un set fotografico a cielo aperto. Tutto il resto, non è Toscana.

Io non la penso così. Chi fa il mio mestiere gioca un ruolo molto importante in questo meccanismo, quindi ho iniziato ad applicare i miei principi al mio lavoro e collocarli sopra l’interesse economico.

Andiamo nei musei meno conosciuti, quelli dove non ci sono file fuori ma tesori dentro, cercherò di stupirvi non con gli effetti speciali ma con le storie ed i significati che stanno dietro le opere, così come le vedete. E nei grandi musei cerchiamo di comprendere i significati, oltre il feticcio, scopriamo gli artisti minori, le idee, i princìpi. Diamo alla storia e all’arte la possibilità di fare di noi cittadini consapevoli e persone migliori.

Andiamo alla scoperta dei borghi meno frequentati, visitiamo i piccoli musei del territorio per capire lo spirito del luogo che stiamo incontrando. Visitiamo le piccole cantine familiari, quelle che fanno il vino buono da generazioni, che se vuoi te lo vendono sfuso, quelle che al posto delle hostess in tiro chiuse nei loro wine-shops hanno gente con facce vere, con le rughe, che vendono e parlano solo di vino e olio, non body-lotion e aceto balsamico.

Sosteniamo le economie locali.

Mangiamo nelle piccole trattorie e nelle osterie dove mangiano i locali. Ordiniamo cibo fresco di stagione e non pretendiamo bruschette al pomodoro a gennaio.

Ascoltiamo le storie delle persone che incontriamo, accostiamoci al cipresso per sentire l’odore penetrante della sua resina, passiamo la mano sull’asprezza ruvida delle pietre delle case, ascoltiamo il vento sui poggi assolati e gli accenti delle parlate della gente.

Fare questo è molto semplice: ci possiamo fermare, fare un respiro, guardarci intorno e assaporare un momento per quello che è. Siete in vacanza, ricordatelo. Tornerete a casa con meno souvenir ed un bagaglio più ricco.

Questa pandemia ha cambiato ogni dinamica descritta fin qua e nessuno -per ora – sa come si ricomincerà a viaggiare nei prossimi anni. C’è chi freme per tornare come e più forte di prima, e chi pensa che questa crisi ci abbia mostrato come possiamo, se vogliamo, cambiare il modo di intendere la vita, e cominciare a godercela.

A voi la scelta.