La Bellezza è l’anima mundi manifesta.
James Hillman
Mi pare che l’arte possa essere vissuta come un evento biologico, un respiro che accade qui e ora, in giardino, in piazza, oppure nel buio di un tempio. Di sicuro accade fuori dalle teche e lontano dal silenzio deumidificato dei musei. Le immagini sono per me organismi vivi: non basta osservarle, vanno abitate.
Allora percorro la storia dell’arte per scrostare le etichette, bucare le categorie e tentare di restituire ai sensi il loro diritto primordiale: quello di lasciarsi scuotere dall’inquietudine di un putto di Donatello, dalla danza scomposta di un satiro o dal sorriso magnetico di un dio etrusco. Sono potenze che ci appaiono nella materia o nel paesaggio perché sono innanzitutto loro ad abitare noi. E credo siano ancora capaci di parlarci se accettiamo di restare in loro compagnia.
Scelgo di stare in ascolto di ciò che solitamente resta sullo sfondo. Preferisco l’attesa e la sosta al bisogno bulimico del consumo turistico che deve capire tutto e subito.
La bellezza come cittadinanza attiva, forma di resistenza: un modo di stare al mondo che ha a che fare con la crescita di una pianta.
Una bellezza rampicante, insomma, l’unica cura possibile contro l’anestesia del nostro tempo.


