Marco Mocellin

Marco

Sono Marco Mocellin e passo una quantità poco ragionevole di tempo a pensare a statue, alberi, divinità e giardini.

Veneto d’origine, trapiantato in Toscana, ho studiato a Firenze e sono stato travolto dal Rinascimento, nel senso più automobilistico del termine. Ma grattando la sua superficie compassata e geometrica ho trovato un mondo sorprendentemente indisciplinato, e ne ho fatto un mestiere: oggi, dalla mattina alla sera, parlo di arte e di un sacco di altre cose che sembrano non c’entrare nulla.

Nel frattempo ho avuto la pessima idea di lavorare la terra, guarendo per sempre dall’illusione che la natura sia quella cosa verde e beneducata che ci piace immaginare. Anzi, più frequento le piante e meno le capisco. Lo considero un discreto successo.

Senza accorgermene, ho portato lo stesso caos nel mio lavoro. Da oltre dieci anni accompagno persone tra musei, chiese, tombe e colline: passi la vita accanto a cose famosissime e scopri continuamente che non le avevi viste. Da allora guardo con diffidenza la tassonomia culturale: un’opera d’arte non è la sua scheda, una città la sua storia, un giardino il suo progetto. Il mio mestiere, forse, è restare con queste cose abbastanza a lungo perché qualcosa cominci a mostrarsi.

Alla fine mi ritrovo a fare il giardiniere di immagini: raccolgo semi, preparo il terreno, porto via il secco e fingo che mi piaccia aspettare. GeniusLooci nasce da questa ostinazione rurale e dal sospetto che certe cose del mondo somiglino alle radici profonde di un albero. Se ti ostini a dissotterrarle per conoscerle, finisci per ritrovarti con un pezzo di legno morto in mano. Forse è meglio continuare a immaginarle: hanno ancora tanto da fare sotto terra.

«E ciò che si cerca è il contatto vivo, reale.»

D. H. Lawrence, Luoghi etruschi (Etruscan Places), “Volterra”, 1932.